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29 gennaio 2012

DOMENICA 25 MARZO 2012 ORE 17,00

PROSSIMO CONCERTI

"Salviamo il planetario di Pino"


Margherita Hack: «E' fondamentale che si mantengano in attività enti come il planetario: insegnano che la volta celeste è un gigantesco libro aperto, fondamento delle leggi della scienza»

Appello di Margherita Hack: «Soldi a calciatori e cantanti e non per il futuro dei giovani»

LETIZIA TORTELLO
TORINO

«Non c'è da aspettare un minuto: il Planetario va salvato». L'appello di Margherita Hack arriva alla velocità della luce. Appena le è giunta la notizia, denunciata da «La Stampa», del rischio chiusura del museo di Pino Torinese, la grande astrofisica italiana, 90 anni a giugno e un'energia inesauribile al servizio della scienza, ha deciso di mobilitarsi. Questioni di budget, le ragioni del probabile stop? «Bischerate», sentenzia, in perfetto dialetto toscano. «I soldi per la formazione scientifica dei giovani non possono essere messi in discussione».

Professoressa, perché è così importante salvare il Planetario?
«Quella struttura non è solo un'opportunità di conoscere il cielo. Nello studio dell'astronomia si concentrano i fondamenti della fisica. Il Centro divulgativo di Pino è come un laboratorio, che educa bambini e ragazzi alla scienza di base».

Le statistiche dicono che un quinto degli adolescenti non possiede competenze scientifiche minime.
«La situazione italiana non è rosea. C'è un gran bisogno di esperienze pratiche, da affiancare allo studio, soprattutto a partire dai primi anni dell'apprendimento. I programmi scolastici sono fermi a inizio '900 e le materie scientifiche sono assai trascurate. Per questo, è fondamentale che si mantengano in attività enti come il Planetario: insegnano che la volta celeste è un gigantesco libro aperto, fondamento, lo ribadisco, delle leggi della scienza».

Mancano però i soldi per mantenerlo. Che fare?
«Mi sembra che la scusa dei fondi non sia rispondente al vero. I soldi ci sono sempre per i cantanti e per il calcio. Vogliamo credere che non si trovino le risorse per il futuro dell'Italia, cioè la formazione scientifica? E' ora che i governi capiscano sul serio che la ricerca e la scienza sono il nostro domani. Se non investiamo, retrocederemo presto a paese sottosviluppato, i cosiddetti cervelli, cioè i giovani migliori, continueranno a fuggire all'estero e noi non ci tireremo mai fuori da questa depressione. Una nazione senza ricerca sprofonda nel Terzo Mondo».

Qual è il suo appello?
«Ho una certa età e non ho molta facilità di movimento, ma dico ai politici e alle istituzioni sostenitrici della struttura di Pino che sono disposta a fare presto una teleconferenza con Skype, o a venire lì, se qualcuno mi viene a prendere, per spiegare viva voce l'importanza del Centro. Faccio un invito a tutti, privati, imprenditori, politici: battiamoci per non mandare all'aria istituti così. Soprattutto, chiamo in causa lo Stato. Siamo, per fortuna, al tempo del governo dei Professori, è a loro che dobbiamo rivolgere una sottoscrizione. Invito i torinesi a prepararla, io sarò prima firmataria».

Per non chiudere servono 200 mila euro. Aumentare il biglietto d'ingresso, però, non basta. Se la Regione conferma gli impegni economici, come convincere enti bancari e privati a investire di più?
«Non so quanto costi l'ingresso a Torino, ma so che il Planetario di Milano si mantiene per la maggior parte con gli incassi. In fondo, i ragazzi spendono molto soldi per la musica e le vacanze, una piccola parte in più potrebbero e dovrebbero dedicarla alla scienza. Come gesto simbolico, aprirò una campagna di sottoscrizione: invierò 5 euro al Planetario per sensibilizzare i cittadini a creare una scialuppa di salvataggio. Il nostro apporto, però, non basta. Il Governo in prima persona e gli istituti che hanno sostenuto la struttura non possono tirarsi indietro proprio ora. Pensiamo al Giappone. Dopo il secondo Conflitto Mondiale si è salvato puntando sulla ricerca scientifica. Così ha conquistato il mondo e così dobbiamo fare noi, investire sulle menti giovani per risollevare l'Italia».


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